Bianco Rosso Sangue

Impressioni di un film bianco rosso sangue. 

Cotone di sangue

Bianchi batuffoli, dolce cotone mosso dal vento, steli innocenti tesi verso il cielo.

Improvviso schizzo rosso, non più purezza, soltanto sangue scarlatto e cotone chiazzato, soffice massacro

Sangue!

Cavallo candido in corsa sfrenata, criniera di neve che danza con il cielo, manto latteo.

Si rovescia come marmellata vermiglia, sangue e ancora sangue, cavaliere ora inesistente, pelo purpureo intriso di petali di morte

Sangue!

Colletto di pelliccia immacolato, giacca marrone dall’animo cattivo, pelliccia chiara e barba del colore della notte.

Zampilla il sangue color amaranto, sporca il vello senza macchia, lascia il suo marchio fino alla fine

Sangue!

Una lacrima in un occhio nero iniettato di sangue. Un muro solcato da lacrime sanguinolente. Una collina buia illuminata dalle torce di dieci, cento, mille impetuosi cavalieri assetati di

Sangue!

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Fermati. Ascolta. Perditi.

Fermati.

Ferma i tuoi avidi occhi, non leggere oltre. Prima premi play, chiudi gli occhi e lasciati invadere dalla musica.

Ascolta.

Ascolta con gli occhi chiusi. Lasciati trasportare dalle note, ovunque loro ti conducano. Lascia che la melodia ti avvolga come una pianta rampicante, ti sorprenda come un’onda di acqua salata, ti riempia la testa svuotandola da altri pensieri. E quando la musica sarà parte di te, inizia ad ascoltare il tuo corpo. Percepisci il tuo cuore battere, i polpastrelli che pulsano, l’aria che entra ed esce, dandoti la vita e portandola via con sé per meno di un istante. Non pensare al mondo intorno a te.

Perditi.

Perditi nell’armonia, trasformati in una conchiglia che accoglie la musica e la fa risuonare più forte e melodiosa al suo interno. Assapora queste sensazioni, senti il suono che ti scorre dentro le vene e raggiunge ogni parte del tuo corpo, ogni nascondiglio segreto, come un’alta marea che riempie piano una grotta marina, andando a colmare anche gli anfratti nascosti. Quando il tuo corpo non sarà altro che un involucro che accoglie la musica, quando non sarai altro che anima e armonia, quando quello che ti circonda sarà dimenticato, inizierai esplorare il tuo io più profondo.

E allora, ma solo allora, con gli occhi chiusi e l’eco di un pianto dentro al petto, sentirai una lacrima scendere sulle tue gote. Forse gioia, forse dolore. Forse soltanto il risultato della realizzazione di quanto possa essere immenso quello che c’è dentro di te, più immenso dell’universo stesso. Ti dicono che tu non sei niente, che in confronto al mondo intero vali meno di un granello di sabbia.

Ma come può un granello di sabbia contenere tanta immensità dentro di sé?

Peter e Wendy

Peter e Wendy

Di cos’hai paura? Temi che ci lasceremo? Oh, conosco quella paura. Ma se dovessimo vivere in base alle nostre paure non ci dovremmo neppure mettere insieme. Non trovi?

Ho paura che tra noi finirà. E presto. Allora meglio non dirlo che stiamo insieme, anzi, visto che ci siamo facciamo finta di non essere una coppia. Anche tra di noi. Non ci chiameremo ‘amore’, no. Non ci prenderemo per mano, non in pubblico. Magari una volta, ma una sola, in privato. Non stamperemo sulle nostre facce il sorriso dell’amore. Non avremo i capelli scarmigliati post sesso. Però il sesso potremo farlo, con le dovute precauzioni, e non parlo del preservativo ma dello scegliere luoghi appartati dove nessuno ci vedrà mai. Dopo il sesso saremo sempre attenti a pettinarci e a rassettare i vestiti sgualciti, così da poter tornare alle nostre vita come se nulla fosse successo.

Perché tanto poi finirà, inutile impegnarsi, inutile dare amore, e vorrei evitare di lasciare tracce di relazioni lampo, vissute e consumate in un centinaio di battiti di ciglia, ormai sciolte come una candela lasciata accesa tutta la notte. Sarà una relazione fantasma, di quelle che quando sono finite ci si chiede se siano realmente accadute. Un amore mai vissuto.

Così sarai felice, con un amore-che-non-c’è? Tu il mio Peter, io la tua Wendy? Chissà se quando avrò quarant’anni in un momento di nostalgia tornerai a trovarmi, non cresciuto, e mi troverai madre e donna, non più tua. Correrai da Campanellino, al tuo amore-che-non-c’è. E forse piangerai.