Fears and monsters

Il mostro si nasconde sotto al tuo letto.

Non appena spegni la luce è pronto a ghermirti.

Striscia fuori dal buio come una raccapricciante lumaca.

Ti afferra la caviglia che sporge timida dalle coperte.

I suoi artigli ti dilaniano le carni sorprese.

Emergi dal sogno nel dolore. Non capisci.

Poi lo vedi e ormai è troppo tardi.

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Stringimi, Strizzami, Stritolami

Voglio le tue mani sul mio corpo. La tua bocca sulla mia bocca. La tua pelle sulla mia pelle. Il tuo respiro nel mio respiro.

Voglio che tu mi prenda selvaggiamente, dolcemente, forte, piano, come se ci fossimo appena conosciuti, come se ci conoscessimo da cent’anni.

Voglio sentirti mio, voglio essere tutt’uno con te, voglio amare il tuo corpo e la tua essenza, voglio perdermi con te nel momento dell’estasi e poi ritrovarti accanto a me.

Voglio il tuo desiderio.

This is your own gilded cage

Parlo con te. Oh sì, tu, proprio tu. Ti sei costruita da sola la tua gabbietta dorata.

Una gabbia dove hai tutta la tua vita, incasellata minuto per minuto, accessorio per accessorio, bacio per bacio. Una gabbia di cui hai le chiavi, ma forse le vuoi buttare via. Sono impolverate, nascoste sotto al tappeto, lontano dagli occhi, lontano dal cuore. Chiavi? Quali chiavi?

Non sai se avrai mai il coraggio di avvicinarti alla serratura che porta alla libertà, non sai neppure se saresti in grado di sopravvivere là fuori e abbandonare tutto questo. Il vero problema è che tu lo ami, lo ami alla follia, e forse lo sai che stai facendo lo sbaglio più grande della tua vita, ma è anche l’amore più grande della tua vita, e come si fa ad andarsene da una gabbia del genere?

Che poi non è una gabbia di solo amore, magari lo fosse. Tra le sbarre dorate risuonano liti, dissapori, pianti. Poi ci sono anche le lacrime silenziose, e quelle sono tutte tue. E ogni tanto il rumore di un altro pezzo di cuore infranto.